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ASCOLI PICENO E LA QUINTANA

                                                                                                                          Ascoli Piceno, capoluogo della provincia,racchiusa tra il torrente Castellano e il fiume Tronto, di origine picena, fu conquistata dai romani nel 268 a.C.
Delimitano la monumentale Piazza del Popolo (XV-XVIsec.) la scenografica chiesa di San Francesco(di impianto romanico-gotico, con chiostro e raffinata Loggia dei Mercanti datata 1513), il Palazzo dei Capitani del Popolo (XIII sec.) e lo storico Caffè Meletti, che per l'architettura, le decorazioni e gli arredi è un pregevole esempio di edificio liberty. Dalla fine del XIX sec. si produce, con anice coltivato sulle colline circostanti, la rinomata anisetta Meletti.

Piazza Arringo, dal nome delle assemblee popolari che vi si tenevano, è delimitata dal Palazzo del Comune, sintesi architettonica operata dai Giosafatti (XVII sec.): all'interno la Pinacoteca Civica annovera dipinti di C. Crivelli, P. Alemanno, Cola dell'Amatrice, V. Pagani, Tiziano, G. Reni, C. Maratta, G. e P. Ghezzi, D. Morelli, A. De Carolis...oltre al prezioso piviale duecentesco di Niccolò IV.

Il Palazzo Roverella, affrescato dal Fogolino nel XVI sec., è sede del Museo Diocesano con opere di C. Crivelli, P. Alemanno, P. Vannini e manufatti vari di arte sacra. Il Duomo di S. Emidio da Treviri (facciata di Cola dell'Amatrice, 1529-39), sorge sui resti di strutture romane e conserva al suo interno pregevoli opere, fra le quali uno splendido polittico di C. Crivelli (1473) e un paliotto d'argento (XIV sec.); nella cripta risiedono un sarcofago romano con reliquie del santo e il gruppo marmoreo raffigurante Sant'Emidio che battezza Polisia', opera di L. Giosafatti (XVIII sec.).

A lato del Duomo si erige il Battistero (XII sec.), unico nel suo genere in tutta la regione. Vicino è Palazzo Panichi, sede del Museo Archeologico Statale, che raccoglie testimonianze dell'antica città e dall'intero territorio provinciale. Nella rete museale cittadina va ricordato il Museo Naturalistico 'A. Orsini' che conserva la ricchissima documentazione raccolta tra i secoli XVIII e XIX dallo scienziato ascolano.

Numerose sono le chiese romaniche della città: quella dei SS. Vincenzo e Anastasio (XI sec.) conserva nella cripta interessanti affreschi ed ha una insolita facciata, con 64 riquadri. Adiacente è la chiesa di S. Pietro Martire (XIII- XV sec.), dalle slanciate linee gotiche; la chiesa fortificata di Santa Maria Intervineas (origine V sec.). Alla sommità del 'quartiere' medievale della Piazzarola sorge la chiesa di Sant'Angelo Magno che conserva nel sottotetto i più antichi affreschi della città (non visitabili). Templi romani erano le chiese di San Venanzio e San Gregorio. Sono anche da visitare la chiesa di San Vittore (origine X sec.), con pregevoli cicli di affreschi dei secoli XIII-XIV, e il complesso conventuale dell'Annunziata (XIV-XVII sec.), ora sede della Facoltà di Architettura. 

Permangono nell'impianto urbano cospicue vestigia della città romana: il ponte augusteo di Porta Solestà, il teatro antico e la Porta Gemina  del I sec. a.C. Altri monumenti degni di nota sono le torri gentilizie, la Fortezza Pia, il Forte Malatesta e gli eleganti palazzi nobiliari delle vie del centro. Sul fiume Castellano, in un contesto ambientale e naturalistico suggestivo, si raggiunge la Cartiera Papale di Porta Cartara, l'ex opificio, realizzato nel XVI sec. per volontà del papa Giulio II della Rovere, è stato un importante centro manifatturiero dal Rinascimento sino a tutto il XIX sec.

Domina la città il panoramico colle San Marco, ricco di vegetazione e di singolari testimonianze di presenze religiose dalla tarda romanità al medioevo. Sul pianoro un sacrario ricorda i caduti della sollevazione antitedesca e antifascista del settembre 1943.

Tra le manifestazioni primeggiano il Carnevale ascolano, fortemente sentito dalla cittadinanza, le cui origini risalgono al Rinascimento, e la rievocazione storica della Quintana. Il torneo cavalleresco (il suo nome dalla via omonima che, nell'accampamento romano, era situata tra il quinto e il sesto manipolo ed era destinata alle esercitazioni militari), si svolge nella prima domenica d'agosto (adesso c'è anche un'edizione di fine luglio), in onore di S. Emidio vescovo e martire, patrono della città. Anticamente la Quintana (la prima descrizione risale agli Statuti Civici del 1377), si "svolgeva in Piazza Arringo ed era destinata a cavalieri appartenenti alla oligarchia magnatizia cittadina o giunti da altre città su invito di quest'ultima". Nella versione attuale si cimentano, per la conquista del Palio, sei cavalieri giostranti in rappresentanza dei sei Sestrieri cittadini. Il torneo è preceduto da un maestoso corteo storico che attraversa le antiche vie e e piazze di Ascoli, imbandierate e addobbate a festa; esso è composto da oltre mille figuranti in costumi quattrocenteschi "luminosi e preziosi", confezionati sulla base di precise fonti iconografiche e documentarie.

Il corteo sfila secondo l'ordine sancito dalla classifica dell'ultima giostra: oltre ai rappresentanti del comune, ai tamburini, ai musici a agli armigeri che scortano il Palio, il corteo è anche composto dalle autorità di ogni Sestriere con un console, dai nobili e dalle varie corporazioni di professioni e di mestieri, dagli alfieri, dai vessilliferi e dagli inconfondibili sbandieratori. Tra tanti personaggi non mancano certo le dame in sontuosi costumi, seguite da paggi e damigelle. Sfilano quindi i cavalieri giostranti che si batteranno contro il Saracino, un fantoccio girevole, per la conquista del palio. Raggiunto il campo entrano in gioco gli sbandiaratori che raggiungono l'apice della loro esibizione con la celebre bomba, ovvero il lancio altissimo del vessillo rionale. Subito dopo i cavalieri, dopo aver ricevuto dalle rispettive dame l'omaggio di un fazzoletto augurale, in un percorso a forma di otto, devono centrare a galoppo e con una lancia lo scudo del Saracino, evitando di essere disarcionati dalla sua sagoma che, colpita, gira su se stessa. Al termine della giostra il Magnifico Messere in base ai tempi, ai punteggi e alle penalità rilevate dai giudici di gara, proclama il nome del Sestriere vincitore. Subito dopo il corteo, in base alla nuova classifica, si ricompone e sfila per le antiche vie cittadine. Seguiranno i festeggiamenti fino all'alba.

La Quintana non è chiaramente solo questo. "La Quintana, infatti vive momenti e tempi diversi, che ricalcano il percorso rituale delle antiche celebrazioni: la lettura del bando, la mostra del nuovo Palio e il primo corteo il giorno di S. Anna, in coincidenza con l'apertura delle feste patronali; le gare degli sbandieratori e degli arcieri; le feste nelle taverne di sestriere ; la cerimonia dell'offerta del cero grosso del Comune e dei ceri delle corporazioni al vescovo; la benedizione dei cavalieri da parte del vescovo e il sorteggio dell'ordine di assalto al Saracino, la sera della vigilia della giostra". Insomma, ogni momento è una festa e la Quintana, senza alcun dubbio, racchiude tutta l'anima del popolo ascolano.

                         

 

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